Irlanda: Dublino, città di cultura e divertimento.

Irlanda

Ed ecco qui, l’inizio del racconto dell’avventura della mia amica Valentina Gastaldo a spasso per L’Irlanda del Nord. Ho aspettato tanto di pubblicare questo articolo e finalmente è qui! Buona lettura! 😍

“Sto per raccontarvi, in tre puntate, il mio viaggio in Irlanda. Un viaggio desiderato per cinque anni. Due settimane a spasso per l’Irlanda del Nord in solitaria (anzi, in compagnia di Nikita, la mia fedele Nikon D5200), noleggiando una macchina e trovandomi ogni giorno in un posto nuovo. Dalla città alle aspre montagne o su scogliere vertiginose.

“Nel primo articolo vi racconterò di Dublino (il viaggio è incentrato sull’Irlanda del Nord, ma qualche giorno a Dublino era necessario), nel secondo delle contee di Armagh, Tyrone e Derry/Londonderry, mentre nel terzo vi racconterò Belfast e le contee di Antrim e Down.

01.05.2018 
La mia avventura cominciò in un piccolo paesino dell’entroterra genovese, nel quale la sveglia suonò alle 3.30 del mattino. Durante i preparativi, Tyler, il mio cane, mi guardava come se stessi per abbandonarlo per sempre. Caricammo le valige in macchina e scortata dai miei genitori e da un’amica, partimmo verso l’aeroporto di Bergamo.
La primissima emozione me la diede il portatessere nel quale avevo bancomat, carta di credito e patente, necessari al mio viaggio, più che i vestiti: fu quasi a Bergamo che frugando nella borsa ebbi un tuffo al cuore. Il portatessere sembrava sparito. Cominciai a tirar fuori tutto, finché i miei polpastrelli sentirono il tenero tessuto del cuoio. Tirai un profondo sospiro di sollievo. Per il resto, il viaggio verso l’aeroporto non presentò ostacoli o problemi. Mancò poco che mia madre mi seguisse oltre i metal detector o che tirasse fuori un fazzoletto bianco piangendo (piangere ha pianto comunque, sia alla partenza che al ritorno).
Passai i controlli, raggiunsi il gate e dopo un’attesa estenuante, presi posto sull’aereo, che decollò e, troppo lentamente, mi portò alla tanto agognata meta.
Quando l’aereo si ritrovò sull’isola d’Irlanda, sentii il mio sogno avverarsi e in un attimo sentii gli occhi un po’ sudati dalla felicità. Appena fuori dall’aeroporto di Dublino presi un autobus (il 700) che mi portò in centro città, su O’Connell Bridge, di fronte al mio ostello, nel quale lasciai i bagagli, in attesa del check-in. Nel frattempo si era fatta ora di pranzo, il mio stomaco reclamava cibo. Inizialmente mi diressi verso l’Hard Rock Café. Vanessa mi aveva chiesto di prenderle la t-shirt, avrei preso due piccioni con una fava pranzando, tuttavia, lo trovai chiuso, in fase di ristrutturazione. Optai allora per il Fitzgerald, un tipico pub irlandese, tutto in legno, nel quale provai per la prima volta il fish&chips. Durante il mio pranzo, mi sentivo in una fiaba. Mi aspettavo di veder spuntare qualche folletto dai quadri e qualche fantasma aleggiante nell’aria.
L’Irlanda è proprio quella che vedete e vi raccontano. Dublino è formata da piccoli palazzi colorati, che rallegrano un ambiente naturalmente cupo a causa di un cielo sempre plumbeo.
Dopo il mio pranzo, andai ad Abbey Court Hostel, il mio ostello, nel quale feci il check-in e feci ricaricare il cellulare. Nel pomeriggio, durante i miei giri casuali, in O’Connell Street incappai nel The Spire, chiamato anche Monumento di Luce, un’altissima struttura di metallo, che sembrava andare incontro al cielo. Ad ogni angolo di Dublino era possibile trovare negozi di souvenir, la maggior parte rappresentati dal tipico Carroll. Il rischio di ritrovarmi di lì a poco senza più un centesimo, fu davvero alto. Intorno a O’Connell Street trovai altre vie famose, soprattutto per lo shopping, come Henry Street. Il momento peggiore fu la spesa, dove l’incontro con il pesto e il prosciutto confezionato zuccherato, mi fecero sentire la mancanza di casa come mai prima di allora.
La sera, stanca da tutto il viaggio, crollai senza nemmeno cenare (forse non era la stanchezza, ma l’idea del prosciutto con lo zucchero, che parliamoci chiaro, non ho assolutamente acquistato).
Consiglio fuori campo: se doveste decidere di alloggiare in un ostello, per chi non lo sapesse, portatevi dei lucchetti abbastanza grossi, in modo da poter chiudere i vostri bagagli all’interno delle gabbie messe a disposizione o altri mezzi di sicurezza.

02.05.2018
Il mio ostello non è male, particolare ma con una pecca abbastanza importante: poca luce naturale, soprattutto nella parte dove ero io.
La mattinata cominciò con la ricerca di una doccia e un badge funzionante per rientrare nella camerata. Nel far rimagnetizzare il mio badge, conobbi come receptionist, Giuseppe, un ragazzo italiano che mi fece sentire un po’ a casa e al quale chiesi un po’ di informazioni.
Una volta pronta, la mia prima metà fu la Guinness Storehouse. Considerate che chi vi sta scrivendo è astemio: a Dublino fu tra le cose che più mi piacquero e che rivisiterei assolutamente.
A piedi ci misi circa 20 minuti, ma se preferite, con un autobus ce ne vogliono molti meno. Il biglietto costa €25,50, ma grazie ad un buono Booking, lo pagai €22,50.
La fabbrica è costruita su 7 piani, che lascio siate voi a scoprire. Voglio però incuriosirvi: molto interessante è la degustazione: entrai in una stanza bianca, con quattro pilastri dai quali fuoriusciva il profumo degli ingredienti utilizzati. Nel frattempo venivano forniti shottini di Guinness. Dopo una spiegazione dell’impiego degli ingredienti ci fecero spostare in una stanza attigua, nella quale, dopo aver fatto suonare una campana,fu possibile bere l’assaggio.
Un’altra parte molto interessante fu la Guinness Store Accademy, dove, grazie al buono fornito all’entrata, viene insegnato come stilare la Guinness con tanto di diploma. Ma lascio a voi il piacere di scoprire i dettagli.
Al settimo piano, il Gravity Bar consente una vista di Dublino dall’alto grazie ad una stanza circolare composta da vetrate.
La visita della fabbrica terminò con lo shop, dove presi alcuni souvenir.
Nonostante fossi a Dublino da neanche un giorno, avevo già capito come muovermi e arrivai nei dintorni del Dublin Castel senza Maps. Tuttavia, trovare l’ingresso non fu semplicissimo e potei assaporare l’ospitalità e la disponibilità irlandese grazie ad una ragazza, che notando il mio atteggiamento smarrito, mi fermò con un semplice “Are You lost?” E yes, I was lost. Le spiegai che non riuscivo a trovare l’entrata del castello, alla quale mi indirizzò gentilmente.
Il costo d’ingresso (per la visita senza guida) è di €7,00. Un ambiente molto luminoso, anche grazie a tendaggi e altri elementi di arredo dal colore chiaro o bianco. Mi colpì molto l’ingresso in una sala molto ampia per la presenza di numerosi ed enormi specchi e, al contrario delle altre stanze, un arredamento scuro e pesante. Notai, all’ingresso di una delle porte principali, lo stemma dell’arpa dorata, classico simbolo dell’Irlanda, segnato da un’interessante storia.
Imparai a mie spese, che in Irlanda le attrazioni, i monumenti e i negozi, aprono tardi e chiudono presto. Infatti, spiacevolmente, non potei visitare né Dublinia, né la cattedrale di San Patrizio. Potei comunque godere dei giardini della cattedrale, che assolutamente valgono la pena di essere visti.
Una cosa che non fu semplice da capire (lo imparai grazie ad un libro), fu il saluto irlandese: ovunque, entrando nei negozi, salutano con “Hey, how are you?” e la maggior parte delle volte, non si aspettano una risposta e un “Hey” di rimando è più che sufficiente.
Fu in un supermercato che incontrai Nicolas, un commesso con occhi di ghiaccio e capelli corvini. Un breve amore, pieno di travolgente passione, dove il culmine della conversazione fu “Ok, it’s £18.26”.
Il giorno dopo sarebbe stato all’insegna della natura e degli animali, ero infatti intenzionata ad andare al Phoenix Park e nello zoo interno al parco. Essendo molto distante, approfittai della presenza di Giuseppe per chiedergli dove avrei potuto acquistare dei biglietti del bus, scoprendo anche che alcuni suoi parenti, sono delle mie parti.
Dopodiché, nonostante l’ora non fosse tarda, crollai nel letto.

03.05.2018
Alle 6.30 suonò la sveglia, inesorabile.
Doccia, colazione abbondante e fui fuori, alla ricerca di un’edicola, che trovai in O’Connell Street, per acquistare i biglietti del bus. Il gestore, senza che gli chiedessi nulla, mi domandò dove dovessi andare. Pensai me lo chiedesse per curiosità, invece mi consigliò, invece del bus, il tram, dove avrei anche potuto pagare con la carta di credito. Spiegatomi il percorso, mi congedò con un gentile e affidabile sorriso. Non mentirò, ebbi bisogno di parecchi minuti per capire quale tram, in base al mio tragitto, avrei dovuto prendere, scoprendo poi che uno valeva l’altro.
Dopo mezz’oretta arrivai nei pressi di Phoenix Park, purtroppo sovrastato dal brutto tempo, che gli rubava buona parte della sua bellezza e dei suoi colori. Nonostante questo, riuscii a scattare parecchie foto e a godere di un ambiente piacevole. Verso le 10.00 andai verso lo zoo. Non mi entusiasmò, anzi, mi lasciò l’impressione di un’area lasciata un po’ a se stessa, poco curata. In particolare sentii una fitta al cuore nel vedere lo sguardo di un Orango. Di sicuro tornerei al parco, ma non allo zoo.
Il tempo peggiorò rapidamente, tornai quindi al tram e appena arrivata nel centro di Dublino, andai a pranzo a Bachelor Inn, prendendo il Dublin Coddle, uno spezzatino molto saporito e decisamente tipico.
Riuscii, nonostante il tempo ancora piuttosto cupo, ad andare alla cattedrale di San Patrizio, alla cattedrale di Christchurch e a Dublinia. Quest’ultima decisamente curiosa.
Mentre uscivo dalla cattedrale di Christchurch per andare a Dublinia, notai un ragazzo che mi seguiva con lo sguardo. Un po’ infastidita mi allontanai, quando dalla cancellata dietro la quale era, mi parlò. Mi resi conto che si trattava di un agente della sicurezza. Mi fece notare che la tasca del mio zaino era aperta e che non era sicuro. Lo ringraziai, ma purtroppo la tasca era rotta, per questo vuota.
Nonostante non fosse tardi, la stanchezza si fece sentire e dopo una misera cena e una doccia, lasciai che il letto mi accogliesse.

04.05.2018
Di Dublino, questo fu tra i giorni più importanti. Ricordo ancora adesso le emozioni.
Mi svegliai alle 8.00 senza sveglia. Come al solito i brontolii del mio stomaco mi spinsero verso l’area ristoro dove alcuni già facevano colazione. La colazione era offerta dall’ostello e seppur non fosse particolarmente varia, mi diede comunque modo di saziarmi, quasi tutte le mattine.
Rifocillata, finii di prepararmi e mi diressi verso il Trinity College. Trovarlo non fu semplice e Maps sembrava aver deciso di farmi girare a vuoto. Il lato positivo fu che trovai un altro negozio di Carrols, molto più ampio degli altri, dove riuscii anche a trovare il regalo per mia mamma.
Finalmente riuscii a trovare l’entrata del Trinity, con un archivolto d’ingresso. Appena all’entrata, era presente un chioschetto con due studenti. Qui fu possibile acquistare una visita guidata del campus, di cui capii ben poco, e l’ingresso per il Book of Kells e della Long Room, il tutto per 15 euro (o 12, se studenti). Dopo essere stata congedata dalla guida, andai all’ingresso del Book of Kells, scoprendo che la coda era parecchio lunga. Mi accorsi però, che scorreva in fretta, quindi non lasciatevi scoraggiare.
All’interno, il Book of Kells veniva descritto in diverse stanze buie. La parte più interessante fu la descrizione di come venne fisicamente composto, rilegatura e tutto il resto. Lentamente mi avvicinai ai gradini che mi avrebbero portata alla Long Room, l’antica biblioteca del college. Sapevo che mi sarebbe piaciuta, ma mai avrei immaginato quanto. Presi la scala per salire al piano superiore, appena in coma alla prima rampa, alzai lo sguardo. Barcollai un secondo, aggrappandomi al corrimano, mentre le mie labbra si schiudevano. Avevo davanti un enorme libreria in legno, stracolma di libri antichi. Ed era solo un assaggio. Proseguii la scalinata e mi trovai di fronte all’archivolto che dava accesso alla biblioteca. Restai pietrificata, presa poi da una profonda emozione, che addirittura mi portò alle lacrime. Può sembrare tutto esagerato, ma vi invito ad andarla a vedere e forse capirete. Mi trovai in una lunga stanza (Long Room non per niente), attorniata da altissime librerie in legno, stipate di antichi volumi. Oltre 4 milioni e mezzo di libri. Un paradiso per un lettore. Chiunque abbia mai annusato un libro, può solo immaginare il profumo. Mi addentrai nella stanza, camminando estasiata. Ogni libreria, per ogni scaffale, presentava una lettera incisa. La presenza del legno molto scuro e le enormi vetrate dalle quali entra una forte luce, contribuiscono a creare un contrasto molto suggestivo. Passeggiando per la Long Room trovai anche l’antica arpa irlandese fatta di legno di salice. Può forse interessarvi sapere che questa meravigliosa stanza è stata utilizzata come ispirazione per alcune narrazioni classiche e come set di alcuni famosi film come Harry Potter.
A malincuore uscii da questo sogno e mi diressi in Grafton Street per pranzare, trovando, nella parte nord di questa via, St. Stephens Garden, un piacevole parco dove passeggiare. Restai tuttavia amareggiata nel non trovare la famosa statua di Molly Malone. Dopo aver scattato qualche foto, tornai in ostello, dove mi preparai un confortante caffè fatto con la moka che mi ero portata da casa. Ecco, sì, se siete caffeinomani e ne avete la possibilità, portatevi moka e caffè.
Tornando in stanza scoprii che erano arrivati nuovi ospiti: tre ragazzi decisamente tranquilli ed educati e un branco di rugbisti, decisamente scalmanati e maleducati.
Verso le 18.30 cominciai a prepararmi per andare a cena al Fitzgerald, il locale dove ero stata il primo giorno. Cenai con un Traditional Irish Stew, accompagnato da una Guinness.
Nonostante fossi sola, sapevo che avrei potuto girare tranquillamente in notturna per le strade di Dublino, ma tornai in ostello verso le 22.30.
La nottata fu movimentata, infatti, verso le 3.30, rientrarono in camera i rugbisti in condizioni pietose, svegliando tutta la camerata e senza porsi il problema di dar fastidio.

05.05.2018
Penultimo giorno a Dublino, decisi di fare colazione fuori, al Bewley’s Café, in Grafton Street. Nonostante l’ambiente sfarzoso e un caffè espresso a 3 euro, trovai che i costi non fossero alti. Accompagnai il caffè con gli scones, dolci tipici scozzesi, il cui impasto è simile a quello delle brioches, ma meno dolce, da farcire con burro, marmellata e panna, nel mio caso.
Ricordate di Molly Malone? La statua della pescivendola? La ritrovai in Suffolk Street.
Mi diressi poi alla National Library of Ireland, nella quale purtroppo, le foto sono vietate. All’ingresso lasciai lo zaino e la giacca in un armadietto di sicurezza, dove il pin viene scelto da chi ne usufruisce. Salii una rampa di scale e mi ritrovai in una grossa sala circolare. Attaccati ai muri, scaffali pieni di libri. In particolare attirarono la mia attenzione libri sulle leggende irlandesi e sulla fauna locale. Particolare la presenza, su ogni tavolo, la presenza di un grosso cuscino verde chiaro (che riprendeva l’intonaco della stanza). Uscii, riprendendo le mie cose, un po’ dispiaciuta per la mancanza di foto.
La tappa successiva fu il Natural History Museum, set di Penny Dreadful. L’entrata, anche qui è libera, con un’eventuale offerta di €5,00. Il National History Museum è suddiviso in: un piano terra, dove viene localizzata la fauna locale e un’esposizione dei fossili ritrovati sull’isola d’Irlanda e un primo piano con la fauna di tutto il mondo. A questo livello sono presenti altri piani visibili, ai quali però non è consentito l’accesso.
Avete presente quelle foto dell’Irlanda, di quei portoni coloratissimi? Potrete trovarli in Merrion Square. Fu la mia ultima tappa. In questa piazza sono appunto presenti tutte queste porte, dei colori più disparati.
Riuscii a fare tutto questo in una mattinata. Tornai in ostello, pranzando con tonno e fagioli. Il pomeriggio lo presi libero per rifare i bagagli, cercando di far stare tutti i souvenir nel trolley. Con marcata difficoltà riuscii a ricomporre in modo decente le valige.
La sera, rifiutai l’invito dei rugbisti ad uscire con loro, preferendo riposare per la partenza del giorno dopo.

Si conclude così la prima parte del viaggio della mia amica Valentina. 😉 Restate sintonizzati per leggere la seconda parte del racconto. 😄

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