Tour Cinque Terre: non adatto ai deboli di polpaccio! (Parte 1)

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Torna su questi schermi Valentina, la mia amica che ha scritto l’articolo sulla Scozia e L’Irlanda del Nord. Questa volta ha visitato Le Cinque Terre.

Nel momento in cui mi hanno comunicato che gli uffici sarebbero stati chiusi per fare il ponte del 1° novembre, ho deciso che era ora di ripartire. Avevo bisogno di staccare un po’ dalla monotonia, di farmi qualche giorno fuori.

Dopo aver inizialmente valutato la Toscana, approfittandone per andare a trovare un’amica, la mia attenzione si è dovuta rivolgere altrove. Un fugace consiglio di mia mamma mi ha quindi tenuta in Liguria, per l’esattezza alle Cinque Terre. Il tempo per organizzare era poco e come al solito voglio strafare. L’intenzione subito era di fare tre giorni, partendo da Lerici, passando poi a Portovenere e infine entrare nelle Cinque Terre e spostarmi verso ovest in quest’ordine: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e infine, quella a me più vicina, Monterosso, attraversandole a piedi.

Dopo i primi tentativi di trovare degli spostamenti relativamente rapidi, ho dovuto mettere da parte Lerici e Portovenere, scegliendo di partire direttamente da Riomaggiore. Ancora viva l’intenzione di spostarmi tra i vari paesi tramite i sentieri segnalati dal Parco, ho visto le mie tre giornate diventare due, oltre al fatto che la mia intenzione di alloggiare nella terra di mezzo (riferimenti a pilastri della narrativa fantasy non sono affatto casuali), Corniglia, è sfumata, trovare un posto dove pernottare si è rivelato impossibile e ho dovuto rivedere anche le singole tappe, cancellando anche gli spostamenti tramite i sentieri (che comunque alcuni erano chiusi). Riguardo ai sentieri, ci sono comunque valide alternative (avendo qualche giorno in più) e consiglio l’applicazione pn5t plus, gestita dal parco stesso, che segnala tutti i sentieri della zona e le loro condizioni di viabilità e difficoltà.

Dopo essermi picchiata ancora qualche giorno, con i vari consigli di Vanessa e di mia mamma, ecco il piano definitivo: sarei partita il 30 ottobre con il treno (partendo prima dal solito paesino disperso nell’entroterra Ligure), avrei fatto Riomaggiore, Manarola e pernotto a Monterosso. Il 31 ottobre sarei ripartita da Monterosso, per poi procedere verso Vernazza, Corniglia e sarei ritornata verso Genova.

Per spostarvi tra i vari paesi potete scegliere fra treno (soluzione forse più comoda per la frequenza e solo in parte per il costo, ma preparatevi a viaggiare un po’ stipati) e battello (soluzione non sempre plausibile non essendo un servizio sempre effettuato e comunque variabile a seconda delle condizioni meteomarine, ma se c’è ovviamente vi consiglio di prenderlo, si vive molto di più il paesaggio ma valutate con un certo anticipo le tempistiche non essendo frequente).
Il costo del treno è di 5 euro tra un paese e l’altro, se siete residenti in Liguria varia da 2,10 euro a 2,70 euro. Potete valutare anche la Cinque Terre Treno MS Card. Per me non aveva convenienza, ma per altri sicuramente potrebbe. Per maggiori informazioni e comunque per pianificare al meglio il viaggio vi consiglio il sito del parco.
Il battello costa 7 euro per ogni fermata, se fate i biglietti singoli. Ci sono poi altre soluzioni più convenienti a seconda delle vostre esigenze, che potete valutare anche tramite questo sito. I biglietti non è possibile acquistarli on line ma solo agli sportelli di imbarco dei singoli paesi, quindi anche per questo organizzatevi per tempo, potreste trovare code che rischiano di farvi perdere l’imbarco.

Importante: i bagni dei paesi sono a pagamento, 1 euro, ma sono puliti e presidiati, che data l’affluenza di turisti non è male. Solo tramite le card del parco sono gratuiti.
Qualora voleste muovervi a piedi, tramite i sentieri del parco, segnalo la Cinque Terre Trekking Card.

Con un’ultima premessa, vi lascio poi al racconto. Se scegliete di vedere le Cinque Terre, non aspettatevi una vacanza facile e prendetevi i vostri tempi. Io le ho girate in due giorni, ma, pur avendo un discreto allenamento fisico, sono tornata a casa con i polpacci doloranti e abbastanza stanca. Non consiglierei questo viaggio ai miei genitori, non in così poco tempo, non sarebbe fisicamente sostenibile per loro.
Oltre a questo, se dovete girare e non avete dove mettere i bagagli, sconsiglio vivamente i trolley e borse da portare a mano, l’ideale è uno zaino, più o meno capiente a seconda delle vostre necessità, io ho infatti viaggiato zaino in spalla, che ha reso più agevole muoversi. A prescindere, se avrete un bagaglio, moltiplicate la fatica.

GIORNO 1 – 30 OTTOBRE 2022

Genova – Riomaggiore
Sveglia alle 4.30 nel paesino sperduto, partenza alle 5.30 per prendere il Frecciabianca da Genova Brignole alle ore 7.12 con cambio obbligato a La Spezia. Da qui potete scegliere anche sul momento quale treno prendere per Riomaggiore, come già accennato i 5TERREEXPRESS sono sempre molto frequenti. Ho raggiunto la metà in poco meno di 10 minuti, intorno alle 8.30. Consiglio di mettersi lato mare, la vista è già spettacolare, tanto che diversi turisti stranieri, alla prima uscita dalla galleria sono esplosi in un’esclamazione estasiata.
Riomaggiore è forse la tappa più “verticale”, le case colorate si arrampicano lungo una ripida scogliera. Dei cinque paesi, è quella che mi è piaciuta di più. Sul fondo, il piccolo porticciolo colorato, sulla cima il Castello di Riomaggiore, da cui si può godere di una vista stupenda (ma quella, vi renderete conto che non mancherà mai). Personalmente ho avuto qualche difficoltà a raggiungere il castello, ma semplicemente perché la mia attenzione, in questi casi, viene sbriciolata da ogni nuova viuzza (caruggio). Mi sentivo un po’ come Tyler, il mio cane, quando in giro per i boschi, ad ogni nuovo odore, cambia improvvisamente rotta.
Tra le cose da vedere a Riomaggiore, oltre a godervi ogni singolo istante di questa vita un po’ fuori dal tempo, c’è:
– Il Castello, come già accennato, che potrete raggiungere sia tramite una stradina in salita, ma facilmente accessibile o, se siete un po’ masochisti come me, affrontando tanti scalini, ripidi e alti e viuzze. Siccome mamma mi ha fatto bassa, ammetto che per alcuni gradini, ho dovuto metterci un po’ di impegno in più e in discesa dovevo stare attenta a non lasciare bloccato su il piede dietro (ma questo vale per tutto il viaggio), anche perché qui, se cadete, arrivate direttamente in mare, sbatacchiando a destra e a sinistra sugli scogli, ma volendo potete cantare “Rotolando verso sud”.
– La chiesa di San Lorenzo, costruita nel 1338.
– La chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel 1340, in stile neogotico.
– La Via dell’Amore è chiusa ormai da un po’ a causa di una frana, era il sentiero che congiungeva Riomaggiore con Manarola e al momento sono aperti solo i primi 200mt dalla parte di Manarola.
Se amate la fotografia, in questi posti potrete trovare ovunque scorci per ottime foto, sia paesaggistiche che di dettagli.

Per spostarvi da Riomaggiore a Manarola, se scegliete il treno, sapete dove trovare la stazione, il tragitto sarà di 2 minuti, se invece scegliete il battello, lo troverete nel piccolo porticciolo, risalendo verso destra, dove, subito in cima troverete lo sportello per i biglietti. Proseguendo oltre arriverete all’imbarco. Inutile dirvi che la mia scelta è stata il battello. Non preoccupatevi se non doveste stare tutti in uno, subito dopo ce ne sarà un altro che recupererà i rimanenti passeggeri. Anche per il battello vi consiglio di sedervi (o stare in piedi) sul lato destro, potrete così vedere il paese successivo dal mare e farvene una prima vista.

Manarola
Manarola è un paesino costruito sulla roccia ed è, inaspettatamente (sarcasmo), tutto un sali e scendi di caruggi (ma non quanto Riomaggiore).
Una volta scesi dal battello, seguite la fiumana di gente per arrivare al paese, dove troverete la piazzetta, con vari ristoranti. Non c’è una vera e proprio spiaggia, però qui, volendo potrete tuffarvi da diversi punti e nuotare nel piccolo golfo.
Manarola è il luogo simbolo del vino delle Cinque Terre, lo Sciacchetrà, ma potrete trovarlo anche negli altri paesi. Il suo costo non è economico, ma potrete trovare diverse soluzioni.
Da qui, se volete andare a Corniglia tramite sentiero, c’è il sentiero panoramico che passa da Volastra.
A Manarola potrete vedere:
– La Via dell’Amore, che come già accennato è chiusa ma da qui potrete percorrere i primi 200mt.
– La terrazza panoramica di via Belvedere.
– La torre campanaria e la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, in stile neogotico.

Monterosso
Nel primo pomeriggio, con il traghetto, mi sono spostata a Monterosso. In questo caso il biglietto è costato un po’ di più, 13 euro, dato che facevo due fermate.
Monterosso è la più “semplice” dei cinque paesi, come facilità nel girarla. È la più turistica, ricca di locali, pub, gelaterie, focaccerie, ecc. Inoltre, è l’unica dei cinque, ad avere una spiaggia molto ampia e lunga.
È divisa in due parti da un promontorio attraversato da un tunnel lungo 100mt. Scendendo dal traghetto c’è una piccola galleria sulla sinistra che vi fa imboccare il tunnel, altrimenti, proseguendo dritti, c’è la strada. La parte verso ovest è la parte residenziale (Fegina), dove potrete trovare anche la stazione ferroviaria, verso est invece c’è la parte del centro storico e il molo d’attracco. La maggior parte delle attrazioni sono nel centro storico, nella parte residenziale troverete la statua del Gigante, all’estremità della spiaggia di Fegina, rappresentante Nettuno, alta 14mt, ma privata di gambe, braccia e del tridente da alcuni colpi di artiglieria. Interessante è la sua storia, che non vi racconterò qui.
Con un piccolo sforzo e sempre zaino in spalla, anche un po’ provata dal pranzo mancato, mi sono arrampicata verso Torre Aurora (dalla parte residenziale, alla fine del tunnel, sulla sinistra o sulla destra se guardate il tunnel), in cima alla quale potrete trovare la statua di San Francesco che accarezza un cane. Proseguendo ancora su, potrete arrivare alla chiesa di San Francesco e al Convento dei Cappuccini.
Scendendo poi a sinistra vi ritroverete nel centro storico. E qui è cominciata la mia ricerca di cibo, che ormai, fattesi le 15, il mio stomaco reclamava con gran borbottii. Purtroppo a quell’ora non è facile trovare chi ti dia da mangiare, di solito le cucine sono chiuse, anche se molta gente è ancora al tavolo. Tuttavia, sul lungo mare, verso sinistra, potrete trovare il Casello, un ristorante pizzeria che fa orario continuato. Nonostante io abbia avuto la sensazione che fossero straniti dal mio essere sola, mi hanno comunque piazzata fronte mare, con una visuale assai piacevole e servita di un buonissimo salmone in crosta di mandorle e di una fetta di torta monterossina calda (che loro hanno semplificato proponendomi una torta cioccolato e crema, forse per evitare i classici “com’è fatta”).
Rifocillata e non troppo appesantita né dal pranzo, né dal conto (€36,50, un secondo di pesce, dolce, acqua e caffè), ho proseguito lungo la salita alla base del ristorante, che porta ad un’area a picco sul mare e al sentiero che porta verso Vernazza, a pagamento.
Tornando indietro ricevo segnalazione dalla struttura che la mia stanza è pronta e con passo tranquillo mi ci dirigo, bisognosa di una doccia. Ho trovato alloggio al “Fiordarancio Room Rental”, una struttura senza reception, a pochi passi dalla spiaggia di Fegina. Nonostante la mancanza della reception ho trovato una comunicazione facile e rapida tramite Booking con la struttura che hanno oltretutto spiegato bene con immagini la posizione della stessa.
La stanza molto piacevole, pulita, grande e luminosa, con tutto il necessario, tra cui bollitore elettrico, tè, macchinetta con cialde di caffè, brioches (confezionate) e dolcetti di benvenuto. 
Unica pecca della struttura sono il centinaio di gradini da affrontare per arrivarci, inerpicati su una stradina non illuminata. Quindi non consiglierei la struttura a persone con scarsa deambulazione e comunque consiglio zaino e non trolley. Le chiavi vengono riposte dentro una cassettina all’ingresso della stanza e nel momento in cui viene data disponibilità al check-in, dalla struttura viene comunicato il codice per aprire la cassettina e recuperare le chiavi. Il costo della stanza, inizialmente di 107,20 euro, con uno sconto è stato di 91,27 euro.
Arrivata in struttura, ho per prima cosa preso un caffè, per poi subito dopo fare una doccia.
Dopo essermi un pochino riposata e aver messo a ricaricare le batterie della macchina fotografica, ho deciso che era ora di cenare e dopo un breve sopralluogo on line di locali in cui poter mangiare una pizza, ho optato per La Smorfia. Inizialmente intenzionata a mangiare sul lungo mare ho scelto poi di fermarmi e sedere al tavolo. Dopo aver atteso qualche minuto in fila (minuti che ho sfruttato per fare amicizia con due cani e stranamente anche con la padrona), sono stata fatta accomodare da un ragazzo sorridente e gentile. La pizza ci ha messo un po’ ad arrivare, ma come recensito, la fretta, almeno in vacanza, la lascio a casa. Una volta pagato il conto, 18,50 euro, assolutamente onesto (a Genova, nella mia pizzeria preferita, nel mio piccolo quartiere malfamato, mi costa di più e senza il dolce) me ne sono tornata in stanza. Monterosso in serata, senza tutti i turisti della giornata, è stata molto piacevole e rilassante.

Concludo qui con la prima parte del racconto sul mio viaggio intensivo delle Cinque Terre. Vi aspetto per la seconda!

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