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Cimitero Monumentale di Iglesias: un tour particolare

Quest’anno ho potuto seguire la visita guidata al Cimitero Monumentale di Iglesias, durante la manifestazione Monumenti Aperti,

Una visita effettuata da una guida turistica, molto brava e preparata, di Iglesias Turismo.

È possibile visitare il cimitero tutti i giorni (essendo il cimitero cittadino). Per assistere alle visite guidate, bisogna partecipare a uno degli eventi promossi oppure contattare l’Ufficio Turistico in Piazza Municipio.

Il Cimitero Monumentale di Iglesias e le opere di Giuseppe Sartorio
Il Cimitero viene definito Monumentale a partire dal 1850. Al suo interno sono presenti ben 200 opere tombali, di cui 65 realizzate dallo scultore piemontese Giuseppe Sartorio (1854-1922).  L’artista viene convocato a Iglesias nel 1885 per realizzare la statua del famoso scienziato Quintino Sella, nell’omonima piazza della città. Da quella data in poi, lo scultore acquisisce sempre più prestigio e fama, tanto che le sue opere sono richieste sempre più, in tutta la Sardegna. Infatti, possiamo trovare le sue sculture anche in altri cimiteri monumentali sardi come a Cagliari, Quartu, Sassari, Cuglieri e Oristano. Data la sua fama è stato soprannominato “il Michelangelo dei Morti”.

Un salto nella storia
In origine le sepolture dei defunti venivano fatte all’interno e attorno alle Chiese, su suolo consacrato. Nel 1804 Napoleone Bonaparte emana la legge di Saint Claude (in Italia arriva solo nel 1806), nella quale obbliga le città a creare uno spazio per le sepolture fuori dalle mura cittadine per motivi igienico-sanitari. Perciò, dopo diverse proposte su dove seppellire i defunti, viene scelto il terreno adiacente alla Chiesa di Nostra Signora di Valverde (addirittura espropriato alla Famiglia Manca, grandi proprietari terrieri, per poter realizzare il cimitero).
Curiosità: la Famiglia Manca, era proprietaria anche del terreno dove oggi sorge Piazza Quintino Sella, infatti per poterla costruire gli venne espropriato anche quel pezzo di terra.
Nella seconda metà dell’800 vengono effettuati dei lavori di ampliamento e iniziano a formarsi i diversi viali che caratterizzano questo camposanto. Inoltre grazie a tutte le opere presenti al suo interno viene definito un vero e proprio “museo a cielo aperto”.

Il Cimitero Monumentale di Iglesias, in origine tutto terreno di campagna, è stato inaugurato ad agosto del 1835, con la prima sepoltura di Giuseppa Puddu, 20 anni. Inoltre non esistevano le tombe singole o le cappelle di famiglia, come le abbiamo oggi, ma c’erano solo le fosse comuni. A partire dalla seconda metà del XIX secolo, le figure di spicco del settore minerario, vollero, nel momento della loro morte, erigere un monumento per ricordarli e così iniziarono a delinearsi i viali, fino a diventare come li conosciamo oggi.

Visita guidata
In questa occasione, abbiamo assistito a una visita generica del Cimitero Monumentale di Iglesias e di alcune tombe, molto caratteristiche a livello storico e artistico. In diverse tombe realizzate da Giuseppe Sartorio si riprendono dei simboli che ritroviamo in molte opere e possiamo definire come “la sua firma”.

A seconda del periodo nel quale si sceglie di fare la visita, le tombe monumentali presentate sono differenti ma alcune sono sempre presenti nei tour, come “la bambina col cerchio” e “le sorelline Boldetti”. Abbiamo visitato approfonditamente il viale più antico, e non solo, con sepolture risalenti dalla prima metà del 1700 fino a poco più del 1850.

Prima di continuare, ti suggerisco un itinerario perfetto per qualche giorno a Iglesias.

Tombe Monumentali e curiosità

cimitero monumentale di iglesiasBiaggio Croso
La sepoltura di Biaggio Crosio è inserita in un punto molto particolare del Cimitero Monumentale, quasi nascosto. Si suppone che quello non sia il suo punto di origine ma che facesse parte di una fossa comune e spostata successivamente, data la sua peculiarità.
L’incisione nella lapide dice che è morto nel 1869, all’età di 48 anni. Era il proprietario di una locanda situata in via Azuni (l’attuale via Commercio) e si suppone, inoltre, che avesse competenze in materia medica. Molto spesso aiutava le persone che ospitava all’interno della locanda, a risolvere i problemi di salute.
In un documento ritrovato nell’archivio di Iglesias, nel quale sono descritte le ricchezze di un paziente non sopravvissuto del Croso, si nota che identifica se stesso con l’appellativo “l’infermiere” (utilizzava anche “l’ospedaliere”). Possiamo dire quindi che aveva una duplice attività. Tra l’altro, nel 1867 quando il colera colpì la popolazione, la sua locanda era nell’elenco degli ospedali che hanno ospitato i malati.
La sua tomba è considerata molto peculiare perché: sul fronte sono presenti i simboli della passione di Cristo (le tenaglie, le scale, la lancia ecc) mentre sul retro è presente un teschio con le tibie incrociate e delle mani con le stigmate. Nella parte bassa, è presente una croce con un cuore.

cimitero monumentale di iglesiasDonna Pepica Corrias
Il muro di cinta che circonda tutto il Cimitero Monumentale inizia ad essere edificato nei primi anni del ‘900, all’interno dei quali sono inseriti i primi ossari ed è qui che si trova la tomba di Donna Pepica Corrias. Morta a 86 anni nel 1869, si dice che fosse di origine nobile, precisamente spagnola.
Descritta come una donna di animo virile, aggettivo molto particolare in un’epoca dove le famiglie erano guidate da soli uomini. Fa capire che era una signora con un carattere forte, la matriarca, colei che prendeva tutte le decisioni e gestiva le finanze.
Si ipotizza che il nome Pepica sia un’abbreviazione di Giuseppa o Giuseppina mentre il titolo di “Donna” (femminile di Don) identificava il prestigio della famiglia. Inoltre, si suppone che dal punto di vista finanziario fosse abbastanza influente dato che è presente un dipinto della Corrias, realizzato dal Marghinotti, celebre pittore sardo dell’800, che potevano permettersi solo le famiglie più che benestanti della società iglesiente.

Angelo Nobilioni
Angelo Nobilioni è stato un vicesindaco, consigliere comunale e imprenditore minerario di Iglesias, deceduto nel 1870. La sua tomba ha diversi simboli funerari: è presente un obelisco (un tempo sormontato da una pigna purtroppo caduta a causa del deterioramento della tomba) che sta a significare forza e vitalità. È un simbolo originario dell’epoca classica, molto difficile da trovare nell’ambito funerario. Sono presenti i papaveri che simboleggiano il sonno eterno e una clessidra che indica lo scorrere del tempo. In questa tomba non sono presenti simboli religiosi perché Angelo Nobilioni, come molti altri abbienti iglesienti dell’epoca, faceva parte della Loggia Massonica del Conte Ugolino. I massoni, scomunicati dalla Chiesa, credevano in un’entità maggiore che aveva creato tutto, in contrasto con la religione cristiana.
La storia del Nobilioni è legata anche alla fontana de Su Maimoni (in Piazza Lamarmora). La fontana realizzata nella seconda metà del XVIII secolo, dava la possibilità a tutti i cittadini di recuperare l’acqua. Nella seconda metà dell’800, Nobilioni insieme ad altri personaggi di spicco della popolazione iglesiente, trova disturbo in questa fontana perché ostacola il passaggio dei carri così chiesero la rimozione di quest’ultima.
Quella presente al giorno d’oggi, infatti, non è il pozzo originale ma è una riproduzione installata nel 1991 per riprendere l’aspetto della vecchia piazza.

Giovanna Chiardola (cognome da nubile Archetto)
In questa tomba, presente nel Cimitero Monumentale, troviamo la scultura della defunta appoggiata a un albero con rami spezzati, simbolo di una vita finita troppo presto. Infatti, Giovanna Chiardola è morta alla giovane età di 30 anni nel 1887, probabilmente di parto. Questo si deduce dai Quinque Libri (registri parrocchiali dove si registravano nascite, morti, sacramenti ecc.), dov’è stato trovato un documento che indica che lo stesso giorno è morta una bambina di appena un giorno di nome Maria Chiardola. In quel periodo storico le condizioni igieniche e sanitarie erano ancora molto precarie quindi le morti di parto erano piuttosto frequenti. Quest’opera possiamo ricondurla al Sartorio, anche se non è ufficialmente firmata, dato che a Sassari ce n’è una uguale ed è firmata dall’artista.

cimitero monumentale di iglesiasSorelline Boldetti
Questo monumento è stato restaurato da pochissimo, era stato vandalizzato nel 2009 e giusto da qualche mese è stato rinserito al suo posto. È la prima tomba ufficialmente firmata da Giuseppe Sartorio. Anche qua sono presenti diverse simbologie: la balaustra che identifica il confine tra la vita e la morte e le scale che indicano l’ascesa verso il cielo. Sono presenti anche due pulcini che escono dai gusci, identificano le anime delle due bambine e infine una colonna spezzata che simboleggia la vita delle due sorelline terminata troppo presto.
Luigina e Maddalena Boldetti erano 2 dei 10 figli della celebre famiglia Boldetti, nota per l’industria del legname. Dalla disposizione e dalle sculture presenti sulla tomba, sembra che la più piccola fosse Maddalena, nata e morta nel 1871, mentre Luigina è morta nel 1891. Probabilmente il monumento è stato realizzato a seguito della morte della seconda bambina. La particolarità di questa sepoltura è un’incongruenza tra la data di nascita e di morte di Maddalena, su quello che si trova inciso sulla lapide e quello che risulta nell’archivio storico. Sulla pietra sepolcrale risulta che Maddalena Boldetti è nata il 10 agosto 1871 ed è morta il 15 settembre 1871 mentre secondo i documenti di archivio la bambina non si chiamava Maddalena ma ben sì Giuseppina Teresa Maria e le date di nascita e morte sono differenti.

cimitero monumentale di iglesiasZaira Deplano Pinna (conosciuta come “la bambina col cerchio”)
Questa è, sicuramente, la tomba più conosciuta nel Cimitero Monumentale di Iglesias, restaurata, anche questa, dopo gli atti vandalici del 2009. Qua ritroviamo alcune classiche simbologie funerarie: il pavimento con mattonelle bianche e nere (al momento tende più al grigio), che rappresentano il bene e il male, dov’è poggiata una colonna rovesciata e spezzata che indica la vita di Zaira spezzata a soli 6 anni, nel 1901, a causa di una meningite fulminante. È rappresentata con in mano il bastoncino che serviva a giocare con un cerchio, il classico gioco dell’epoca.
Zaira era la figlia del notaio Ernesto Deplano e Fanny Pinna e viveva in Piazza Martini.
L’autore di questo monumento è Giuseppe Sartorio e qua si può proprio vedere la bravura del “Michelangelo dei Morti” perché ha rappresentato la bambina con le sembianze che avrebbe avuto a 6 anni, riprendendo una foto di Zaira dove ne aveva solo 3.
Attorno a questa statua tombale circolano diverse leggende. La prima di queste dice che la povera Zaira, durante la notte, gioca tutta sola con il suo cerchio all’interno del cimitero. L’altra leggenda, con una linea un po’ più horror, narra che la notte del 2 novembre appare fra i tetti del centro storico andando a chiedere ai bambini di giocare con lei. Se il bambino accetta, è presagio di morte.

cimitero monumentale di iglesiasMaria Luigia Rodriguez
Questa scultura è sempre di Luigi Sartorio ma è un’opera “preimpostata”. Non riprende le esatte fattezze della defunta ma è stata selezionata da una sorta di “catalogo” che l’artista aveva. Ne è presente una identica anche nei cimiteri di Sassari e Oristano.
Qua la simbologia funeraria è simile ad altre: è presente una scala, con una porta socchiusa un simbolo tra la vita e la morte, è presente anche una lampada che emana un fumo che indica l’anima della defunta che vola via e infine, una signora che soffre per la dipartita di chi l’ha lasciata.
Alcune volte, sono presenti delle piccole caratteristiche che distinguono le varie tombe in base alla persona che è sepolta. In questo caso è presente lo stemma dei Rodriguez, famiglia nobiliare originaria della Spagna, formata da soldati. Infatti il loro stemma è composto da uno scudo con 3 frecce e un cuore, in cima un elmo, simbolo di chi si distingueva per meriti militari, e più in alto una figura femminile con in mano una corona d’alloro e una palma, simboli di vittoria. Nella parte alta è presente un piccolo drappo, con il motto latino (tradotto: non voltare mai le spalle ai nemici) della famiglia.

cimitero monumentale di iglesiasCarlo Marx
Questa non è la tomba del famoso filosofo ma bensì di un omonimo. Carlo Marx, era un ingegnere tedesco che ha lavorato nelle miniere di questa zona, principalmente a Fluminimaggiore. Descritto, dalle persone  che lo conoscevano, come un uomo molto particolare, solitario. Pare, infatti, che il suo unico amico fosse un corvo che lo accompagnava dappertutto nelle sue giornate.
All’epoca portò diverse innovazioni tecnologiche tra cui la laveria meccanica, un nuovo tipo di separazione del minerale. Carlo Marx è morto vicino a Fluminimaggiore il 16 dicembre 1900. Nel cimitero di Fluminimaggiore è presente un’altra tomba, un cenotafio in sua memoria.
Quasi sicuramente anche Marx apparteneva a una loggia massonica perché non sono presenti simboli religiosi sulla tomba. È presente invece una civetta sulla cima, tipico animale notturno che simboleggia la notta e di conseguenza la morte e una palma come simbolo di immortalità. Sono presenti anche dei simboli legati alla miniera come il piccone e una lampada ad olio tipica di quel periodo.

Le Sorelline Murroni
Sono 4 delle figlie della famiglia di medici Murroni. In questa tomba presente nel Cimitero Monumentale di Iglesias sono rappresentate in parte come angioletti e in parte come bambine. Quest’opera è riconducibile sempre a Giuseppe Sartorio.
Sulla lapide sono presenti i nomi di Pepetta, Lidia e Lidiuccia, morte tra il 1900 e il 1907. Infine si parla di Ada, morta nel 1911. Probabilmente, come nel caso delle sorelline Boldetti, la sepoltura fu realizzata alla morte dell’ultima bambina. Anche qui è presente un errore, la lapide dice che Lidiuccia è morta il 30 marzo 1907, in realtà il 30 marzo è la data di nascita della bambina. Infatti nel piccolo cartiglio posto più in alto c’è la correzione dell’errore indicando come data di nascita il 30 marzo 1904 e come data di morte il 12 luglio 1907. Le bambine erano figlie di Antonietta Spano e Pietro Murroni, seppelliti proprio dietro di loro.

Pietro Murroni e Antonietta Spano
Pietro Murroni era il proprietario della famosa farmacia Murroni, in Piazza Pichi. Al giorno d’oggi, in quello stesso locale è presente un bar nominato “Ex Farmacia”, perché la targa storica della farmacia Murroni, protetta dalla sovraintendenza, non permette la modifica del nome del locale.
In una particolare foto, mostrata durante la visita, i due coniugi sono rappresentati come una famiglia di alto rango: Antonietta Spano con il costume tipico di Iglesias, con il caratteristico copricapo, denominato “Sa Mantiglia”, bianco e azzurro che andava a identificare la figura di “Sa Nostrada”, classica donna che sposava persone abbienti come medici, farmacisti, ingegneri, avvocati e così via. Pietro Murroni, invece, non è rappresentato con il costume di Iglesias ma in abiti “italiani”, molto probabilmente perché ha studiato fuori dall’Isola. È stato proprio Pietro Murroni a volere la realizzazione del Cinema Electra (oggi Teatro Electra) sempre nella stessa piazza della farmacia.

cimitero monumentale di iglesiasDomenica Antonietta Grimaldi
Questa statua tombale del Cimitero Monumentale è composta da una grande croce ricoperta da un drappo, simbolo di lutto. È presente anche una lampada con il fumo che esce, già incontrata in precedenza, che simboleggia l’anima della giovane che vola via. Infine viene rappresentata l’immagine della giovane, vestita alla moda dei primi anni del ‘900 e pettinata con una crocchia alta. Sulla lapide si legge che “Domenica Antonietta Grimaldi a soli 22 anni, il 3 febbraio del 1907 si svincolò dall’affetto dei suoi”. Una scelta di parole non a caso, visto che si tolse la vita bevendo del sublimato corrosivo. All’epoca questa sostanza era utilizzata in ambito medico, come una sorta di disinfettante, successivamente si scoprì anche tossico e ritirato dal commercio.
Domenica era figlia di Salvatore Grimaldi, contabile di miniera. Una sera partecipò a una festa in piazza, insieme ai genitori, ma non avendo chiesto il permesso al suo futuro sposo, la ripudiò. All’epoca il ripudio, significava che una donna era destinata a una vita in solitudine, senza marito, piena di disprezzo e isolamento sociale, possiamo definirla una sorta di “macchia indelebile”. Molto probabilmente la Grimaldi si vergognava e temendo pettegolezzi si tolse la vita.
La storia fece molto scalpore, tant’e si dice che al momento del seppellimento molte persone si arrampicarono sulle altre tombe per dare l’ultimo saluto alla ragazza. Dai documenti dell’archivio storico diocesano non emerge un documento che attesti che sia stata celebrata la messa, il che è molto probabile visto che la ragazza è morta suicida. La tomba della giovane donna è così particolare, importante e visibile forse per via della ricchezza e della posizione del padre che hanno agevolato il “passare oltre” tutti gli eventuali divieti che potevano esserci in questa circostanza.
In questa tomba è ben visibile la firma del Sartorio, proprio sul lato della croce. In tutte le statue tombali create da Giuseppe Sartorio si nota proprio la bravura nel riprodurre i tessuti, infatti possiamo notarli sia qui che in atre sculture.

cimitero monumentale di iglesiasGiuseppe Boldetti
Ecco, un’altra tomba realizzata dal Sartorio, nuovamente, per la famiglia Boldetti. Questa volta si tratta del capostipite: Giuseppe, morto nel 1895.
Il monumento è rappresentato da un albero, simbolo di forza ma è possibile che sia anche un riferimento alla sua attività nell’industria del legname. La parte più interessante la troviamo sul retro. La simbologia rappresentata è particolare: c’è una civetta, sempre simbolo di morte, è presente anche uno scudo, dietro allo scudo nella parte destra ci sono rappresentati due serpenti avvolti attorno a un bastone (chiamati caduceo) che indica una persona che lavorava nel commercio, inoltre è presente anche un’aragosta (o astice dipende dalle interpretazioni) segno di immortalità, la rinascita, e un cavallo alato che è simbolo di intuizione.

cimitero monumentale di iglesiasGuntero Wall
Un uomo impegnato come contabile nella miniera di San Giovanni, caduto in un agguato. Tra i suoi compiti c’era quello di prelevare i soldi per preparare gli stipendi ai minatori. Il 27 giugno del 1897 era a bordo di un carretto guidato da un carrozziere. Alla prima curva per salire alle miniere, da alcuni chiamata ancora la curva del contabile, uscirono dai cespugli dei rapinatori che provarono a sottrargli i soldi. Guntero estrasse la pistola ma i malviventi spararono per primi e così morì in questo tentativo di rapina, logicamente andato a buon fine. All’epoca, si raccontava che uno dei complici ad aver aiutato i rapinatori, fosse chi guidava il carretto. Qualche tempo più tardi, trovarono diverse centinaia di lire (che per l’epoca erano tantissimi soldi) a casa dell’uomo. Successivamente presero anche le persone che lo uccisero.

cimitero monumentale di iglesiasMedea Taci
Figlia di Tito Taci, la prima persona che realizzò un albergo a Iglesias. Questo albergo ospitò tante persone, tra cui la famiglia del pittore Amedeo Modigliani, predecessori della famiglia Boldetti nella lavorazione del legname.
Flaminio Modigliani, il padre di Amedeo, veniva spesso a Iglesias per attività di commercio. Si dice, che anche il pittore sia stato qua, anche se non ci sono fonti certe ma a causa di un fatto accaduto si è quasi certi di sì. Un giorno, una delle sorelle Taci, tornò in Italia dalla Germania, portando con sé un ritratto di Medea. La ragazza racconta al padre che il ritratto della sorella fu realizzato da un giovane livornese che spesso soggiornava nell’albergo. Quindi è presumibile che un giovane Amedeo Modigliani, avendo incontrato Medea e rimasto colpito dalla sua bellezza, le fece un ritratto. Chiaramente il ritratto è molto differente dalle opere del Modigliani in età adulta ma la sovraintendenza sta effettuando delle analisi per accertare che il ritratto della giovane Taci sia effettivamente del giovane pittore.
Medea Taci è morta il 21 giugno 1898.

Aurelio Boldetti
Figlio di Giuseppe Boldetti. In questa tomba del Cimitero Monumentale, il mezzo busto del ragazzo è poggiato su alcuni elementi architettonici fusi insieme. Sul retro è presente un arco di trionfo e delle forme geometriche mentre sul fronte si trova un angelo che disegna su una pergamena con un compasso e una matita. Sono tutti simboli che identificano la professione di architetto, materia in cui Aurelio si era laureato.
Infatti, dopo la fine degli studi tornò a Iglesias. È morto all’età di 22 anni a causa di una caduta da cavallo al mare e dove affogò in acqua. Anche questa è un’opera di Giuseppe Sartorio.

Eugenio Benatti
In questa tomba del Cimitero Monumentale di Iglesias è stato riprodotto Kronos in persona, a simboleggiare lo scorrere del tempo. Rappresentato come un uomo anziano con barba e ali con in mano una clessidra. Mentre l’altro braccio è teso su un libro che dice “il tempo prematuramente chiuse il libro della vita di Eugenio Benatti, a 58 anni”.
Benatti è stato uno dei primi aderenti alla loggia Massonica del Conte Ugolino, infatti non sono presenti simboli religioni ma c’è il richiamo al tempo che scorre, tema frequente per i massoni. Era titolare di una tipografia che si trovava in via Cagliari a Iglesias, ed è stato uno dei finanziatori dell’opera di Quintino Sella.

Maria Menerello
Quest’opera è del Sartorio. È ritratta la defunta, con affianco la figlia tredicenne che piange la morte della madre. La figura della figlia è rappresentata in modo particolare: tiene le mani davanti alla bocca. Il cartiglio racconta le parole della ragazza: “oh mamma il dolore ha chiuso il labbro del babbo e delle mie sorelle, io sordo muta e tua prediletta chiedo con l’anima ciò che con il labbro non posso dirti, perché ci hai lasciato? Prega per noi”.

Purtroppo, dopo 3 anni, la tomba viene modificata per la morte della ragazza. Sulla parte sinistra, è stato aggiunto un sarcofago dove si libera uno spirito. Un altro cartiglio recita: “io non posso lasciarti in un mondo per te muto e che non intende la tua parola, vieni con me Peppina nel celeste soggiorno dove parlerai con gli angeli, ascoltando in eterno la parola di Dio”. Questa risposta alla figlia lascia intendere che la madre era il canale di comunicazione tra la giovane e il resto del mondo.

Sintioca Diana vedova Sagheddu
Quest’opera è realizzata da Giuseppe Sartorio. In questa tomba c’è la rappresentazione, molto dettagliata, di una donna con il costume di Iglesias, “Sa Nostrada” con “Sa Mantiglia”, il copricapo azzurro e bianco. Sul petto è presente il fazzoletto legato con un nodo, simbolo dell’indissolubilità del matrimonio. Inoltre porta “Su Gipponi” (il gilet), posto sopra la camicia con i dettagliatissimi ricami e i bottoni.
La donna è realizzata in questa posizione perché, avendo già perso marito e figli tutti sepolti nello stesso viale, ha idealmente voluto che la sua tomba fosse vicino a quella dei suoi cari. Sintioca Diana è morta a oltre 90 anni, nel 1932. Decise di organizzare il suo funerale con largo anticipo, tant’è che si dice che la bara si trovasse sotto il letto. Inoltre aveva fatto realizzare la sua scultura prima di morire, ma non fu mai terminata a causa della scomparsa, nel 1922, del Sartorio su un traghetto che lo stava portando da Cagliari a Civitavecchia. Infatti questa tomba è lasciata a metà, non sono presenti né la data di nascita di Sintioca né quella di morte né tanto meno la firma dell’artista.

Tomba dei 7 minatori dell’eccidio di Iglesias dell’11 maggio 1920
Questo tour nel Cimitero Monumentale si è concluso con la visita alla tomba dei 7 minatori morti nell’eccidio di Iglesias, verificatosi l’11 maggio 1920. Ogni anno, va in onda la rievocazione storica per le strade del centro storico. Quest’ano è capitato proprio il giorno prima della mia visita al Cimitero Monumentale.

Premessa: i primi anni del ‘900, sono gli anni delle proteste. Tant’è che il primo sciopero dei minatori divenne il primo sciopero nazionale italiano dei lavoratori, verificatosi a Buggerru nel 1904. Nel corso degli anni ci sono stati tanti altri scioperi fino ad arrivare a quello di Iglesias del 1920.

I giorni precedenti all’eccidio i minatori di Monteponi protestavano per avere migliori condizioni di lavoro, miglior razionamento del pane e aumento dei salari. L’8 maggio, per l’ennesima volta, andarono a parlare con il sottoprefetto Farina che promise di compiere le migliorie. Quando i minatori tornarono a lavoro, scoprirono che la mezza giornata che avevano speso per parlare con il sottoprefetto non gli sarebbe stata pagata. Così l’11 maggio tornano a protestare dato che la direzione non ha acconsentito alle richieste. I minatori, riunitisi in 3000 sotto il palazzo comunale, chiedono di parlare nuovamente con il sottoprefetto Farina. Data l’eccessiva affluenza intervennero i carabinieri, in un momento di agitazione spararono sulla folla colpendo 7 minatori, 5 dei quali morti subito mentre gli altri 2, a causa delle ferite riportate, morirono poco dopo.
I minatori morti in questa giornata furono:
Raffaele Serrau, 23 anni
Efisio Madeddu, 40 anni
Pietro Castangia, 18 anni
Emanuele Cocco, 37 anni
Salvatore Melas, 50 anni
Vittorio Collu, 18 anni
Attilio Orrù, 40 anni
Quest’ultimo, all’inizio, era presente in questa sepoltura comune ma successivamente spostato nella tomba di famiglia.

Negli anni ’60 si decise di sistemare la sepoltura dei minatori. Infatti, in precedenza, erano presenti solo delle croci a segnalare la presenza dei minatori poi modificata come la vediamo ora.

La visita al Cimitero Monumentale è stata molto particolare e interessante. Se desideri visitarlo anche tu (fanno dei tour anche in notturna) ti consiglio di richiedere informazioni alla mail [email protected] oppure chiamando al numero 0781 274507 o passare in Piazza Municipio 1 (all’interno del palazzo civico) a Iglesias.

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