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Edimburgo: in ogni angolo, una magia.

edimburgo

Ecco un nuovo racconto di viaggio della mia amica Valentina, questa volta è andata alla scoperta di Edimburgo!

Vi ricordate della ragazza che a maggio 2018, partì per due settimane in solitaria, per andare a saltellare allegramente sui pascoli e le scogliere irlandesi? No? Beh, allora andate a leggervi gli ARTICOLI in primis.

Sì? Ottimo, sono di nuovo qui, ma questa volta vado a saltellare tra i misteriosi edifici di Edimburgo, in un viaggio più soft rispetto a quello on the road irlandese, ma sempre in solitaria e sempre con partenza dal paesino dell’entroterra genovese.

02.02.20
La sveglia suonò alle 6.00, con partenza alle 7.00. La valigia era chiaramente già pronta dal giorno prima, a parte le ultime cose. La macchina fotografica era pronta, dovevo solo togliere una batteria dalla carica e metterla nello zaino. Anche la famiglia era pronta. Come per l’Irlanda, venni accompagnata da mamma e papà all’aeroporto di Bergamo Orio al Serio, muniti di fazzolettini bianchi, che se mai fossi partita per la guerra, non sarebbe stato così straziante. Tyler, il mio cane, mi guardava con orecchie basse e occhi da “dove vai? Mi abbandoni? Ma poi torni?”, mentre Attila, il mio micio, sonnecchiava beatamente.
Nonostante la partenza del volo per Edimburgo sarebbe stata alle ore 14.00, arrivammo a Bergamo alle 10.50. L’aeroporto non era particolarmente affollato, ma preferii portarmi avanti imbarcando già la valigia, levandomi così l’ingombro. Il check-in era già stato fatto on-line, quindi una preoccupazione in meno. Avendo molto tempo a disposizione, vagabondammo per l’aeroporto in attesa di un orario consono per salutarci. Ne approfittai per acquistare un quadernino su cui scrivere e una guida di Edimburgo. Verso le 12.00 decidemmo di mangiare un boccone e, vedendo la folla aumentare, alle 12.20 mi avvicinai ai controlli. Non ebbi particolari problemi, se non che fecero passare più volte la mia borsa nel rullo. Mi ritrovai in attesa davanti al gate B21, “Edimburgo”, alle 13.15, quindi con un buon anticipo. Aspettai la chiamata per l’imbarco, leggendo. Finalmente, dopo quella che mi sembrò un’eternità, chiamarono il mio volo. Avendo il biglietto con priority, passai in fretta e arrivai tra i primi sull’aereo. edimburgoDecollammo e in poco tempo mi ritrovai ronfante. Dormii gran parte del viaggio, ma quando mi svegliai sentii una forte impazienza, che divenne ancora più forte quando annunciarono l’imminente atterraggio. Nel momento in cui il carrello dell’aereo tocco terra, mi sentii decisamente commossa ed eccitata: stavo toccando suolo scozzese.
Appena atterrata, andai a recuperare la valigia, mentre la mia vescica inveiva prepotentemente verso la mia disattenzione nei suoi confronti. Appena presi la valigia, ascoltai le mie necessità fisiologiche. Dopodiché cercai il chiosco dell’Airlink , nel quale cambiare il mio voucher cartaceo con i biglietti a/r del bus (Airlink 100) che mi avrebbe portata verso il centro città. Per comodità avevo già appunto acquistato il voucher direttamente sul sito della Airlink. La posizione del chiosco non era ben segnalata, tuttavia non ebbi grossi problemi nel trovarlo: appena uscita dalle porte dell’aeroporto, sulla sinistra trovai un percorso coperto. Lo percorsi e “picchiai” contro il chiosco. Cambiato il voucher con un biglietto unico, salii sul bus e lo porsi all’autista, che pinzandolo, si raccomandò di averne cura. Difatti, essendo andata e ritorno su un unico biglietto, perdendolo, avrei dovuto farne uno nuovo. Mi misi comoda: sul bus, oltre ad un’atmosfera molto rilassata, era presente uno spazio riservato unicamente alle valige, il wi-fi e una leggera musica. Arrivai finalmente alla mia fermata a Edimburgo, Princess Street. Scesi e, con Maps alla mano, cercai di capire quale autobus potessi prendere. Preparai gli spiccioli per il biglietto e, appena arrivò il primo bus utile, che mi lasciasse in Leopold Street, salii. A dieci passi trovai l’albergo, il Cairn Hotel.
Dopo un iniziale e difficoltoso, nonché imbarazzante (vi esulo dai dettagli), approccio con il receptionist, salii in camera e mi diedi una rinfrescata. Le mie intenzioni erano quelle di uscire, ritrovandomi tuttavia sotto le coperte a pianificare il giorno seguente.

old town03.02.20
Mi svegliai verso le 6.30, nonostante la sveglia fosse alle 7.00. Mi alzai e cominciai a preparare la macchina fotografica.
Dopo essermi vestita, lavata e nutrita, mi incamminai verso la Old Town. Se state pianificando un viaggio a Edimburgo vi accorgerete che la città è spaccata in due: New e, appunto, Old Town.
Mi tuffai nella Old Town, con l’intenzione di andare alla ricerca di Victoria Street, ma la mia curiosità e la mia impazienza mi portarono su strade previste in altre giornate. Dopo un po’ di perlustrazioni, mi rimisi in ordine e, incontrata la Royal Mile (o High Street) mi infilai in George IV Bridge, incrociando Candlemaker Row, al cui ingresso si trova la statua di Greyfriars Bobby. Se non conoscete la sua storia, vi consiglio di andarla a leggere, fazzolettini alla mano.
Sempre in quel punto, c’è l’ingresso per il Greyfriars kirkyard, ma questa è un’altra storia.
Percorsi Candlemaker Row verso il basso, incrociando Grassmarket. Vi consiglio di farla fino in fondo e alzare poi la testa verso destra. Mi dispiace per lo spoiler: rimasi incantata dalla visione dell’incombente castello di Edimburgo. libraryGli appassionati di Harry Potter mi daranno ragione nella forte somiglianza con Hogwarts.
In fondo alla via imboccai King’s Stable Road e, saliti dei gradini sulla sinistra, mi trovai su un parcheggio (Castle Terrace), dal quale potei vedere ancora meglio il castello. victoria streetQualche foto dopo, scesi nuovamente, ripercorsi la strada fino a Grassmarket e imboccai West Port. La tappa che un appassionato lettore dovrà fare, è Armchair Books.
Quando uscii dalla libreria, ripresi Grassmarket e in cima incontrai Victoria Street. Appassionati di Harry Potter, noterete sulla sinistra un negozio di scherzi che non potrà far altro che ricordarvi Tiri Vispi, dei fratelli Weasley. Percorrendo la via troverete anche un negozio monotematico di Harry Potter, dal quale uscirete alleggerite delle vostre risorse finanziarie. Mentre percorrete la via, non trovate anche una certa somiglianza con Diagon Alley? Victoria Street è suddivisa su due piani, in cima infatti troverete accesso alla terrazza, dalla quale godere di una piacevole vista.
edimburgoAll’avvicinarsi dell’ora di pranzo, feci ritorno su High Street alla ricerca di un posto dove mangiare prima di andare al punto di incontro per la visita guidata in italiano al castello di Edimburgo. Mi fermai al The Royal McGregor: personale gentile, locale tranquillo e azzarderei dicendo che anche il cibo non era male, ad eccezione del mix di verdure, che servono in pezzi tagliati a caso. La mia haggis tower non mi dispiacque affatto a parte la crema di whisky che lasciai. Il haggis è un insaccato ripieno di interiora di pecora, fegato, polmone, cuore e frattaglie varie. Sì, vi vedo che storcete il naso, ma credetemi, non troverete nulla da ridire. Se siete in compagnia potete chiedere ai vostri compagni di viaggio meno schizzinosi, di farvene assaggiare un pezzetto, così da sapere cosa aspettarvi.Pagai, lasciando un po’ di mancia, di cui, a meno che non sia inclusa nel conto, ne è previsto il 10%, e uscii.
castello edimburgoA due passi dal locale, la guida aspettava. Avevo prenotato il tour tramite Civitatis e da nessuna parte (io almeno non lo ho notato) era scritto che era gestito da Scozia Tour. Inoltro il tour era previsto come durata di due ore, ne durò invece poco più di una. A parte questo, il castello si rivelò eccezionale, con vista fantastica su ogni lato della città. Pieno di storia e fascino. Alla fine della visita guidata, fui libera di rivisitarlo, soprattutto gli interni, in autonomia. In quel momento il freddo scozzese si fece sentire, tanto che ebbi la necessità di tornare in albergo. Con calma mi incamminai, facendo anche una sosta per un caffè (penoso) e un pezzetto di Brownies da The Milkman, un piccolo locale ai piedi di Cockburn Street che, al di là del caffè, si rivelò replicabile per la sensazione di sentirsi a proprio agio (e posso garantirvi che per la sottoscritta vuol dire tanto). Tornai quindi in albergo e nonostante non fosse tardi, a parte una doccia, non feci altro.

04.02.20
Mi svegliai alle 7.00, ma pianificai un po’ la giornata, non avendolo fatto la sera prima.
Verso le 9.45 uscii, ma il mio primo e unico pensiero fu la colazione. Decisi infatti di farla fuori essendo alla ricerca di qualcosa di tipico (sì, avete immaginato bene: uova, bacon, haggis, fagioli, funghi e altre cose grasse).edimburgo
Decisi che il posto giusto era High Street. Purtroppo il locale che scelsi non fu il massimo, per quanto la colazione comunque non mi dispiacque, nonostante nella mia full scottish breakfast mi rifilarono del prosciutto sulla piastra al posto del bacon.
Quando finii la colazione (che comunque mi permise di non sentire la necessità del pranzo), scesi verso Holyroad Park. Se amate la natura, camminare e arrampicarvi, è una tappa obbligata, dedicatele un paio d’ore ma vestitevi comodi e mettete un paio di scarpe da battaglia, se non addirittura scarponcini. Considerate un terreno impervio, scivoloso e molto umido, soprattutto se ha piovuto di recente. edimburgoConsiderate anche, sulla cima, l’Arthur Seat, un forte vento ma anche una vista a 360° sulla città, mozzafiato. Mi sento di sconsigliarla a chi soffra molto di vertigini.
Un piccolo flashback per chi ha già letto il precedente articolo sull’Irlanda (per chi non lo avesse fatto, vi invito nuovamente a dargli un’occhiata): vi ricordate le cupe e ombrose Mourne Mountains, da cui Lewis trasse ispirazione per le Cronache di Narnia? Ecco, Holyroad Park, nelle sue parti nascoste, un po’ le ricorda, ad eccezione del fatto che le Mourne Mountains sono molto meno trafficate.
edimburgoRigenerata da una sfiancante camminata, scesi nuovamente verso il caos della città, risalii Canongate finché non si trasformò in High Street e decisi di bruciare le tappe andando già a vedere il Greyfriars Kirkyard nonostante fosse previsto nei giorni successivi. Scattai qualche foto e trovai la tomba di Thomas Riddell (sì, scritto così, la Rowling ha tratto ispirazione cambiando leggermente il nome). Facendo un po’ di attenzione, troverete altri nomi “sfruttati” dalla Rowling.
Quando uscii risalii Victoria Street e tornai verso la New Town, facendo di nuovo tappa (come già vi preannunciavo) al The Milkman: cappuccino, espresso e carrot cake. Avevo bisogno di far passare un po’ di tempo, in attesa che il tramonto scivolasse su Edimburgo. Verso le quattro meno un quarto cominciai ad incamminarmi, con molta calma, verso Calton Hill, nella speranza di rubare, con qualche scatto, gli ultimi raggi di sole del giorno. Un piccolo dettaglio che stavo dimenticando: Arthur Seat si trova sulla cima di un vulcano (ne troverete infatti i segni) e Calton Hill venne creata proprio da un’eruzione dell’Arthur Seat.
Mi accorsi che Calton Hill era esattamente sopra al mio hotel. Un sito molto frequentato e dal quale anche qui si gode una vasta e piacevole vista sulla città. Capii subito che, con un po’ di pazienza, avrei potuto fare scatti interessanti. edimburgoMi riproposi di tornarci anche le prossime sere. Mezz’oretta di scatti e tornai in albergo per rilassarmi e darmi una rinfrescata prima di uscire per cena. Dopo alcune ricerche optai per The Doric, abbastanza vicino, all’ingresso della Old Town. Il locale è diviso su due piani: la parte al piano terra come pub, il piano superiore come bistrot. Salii al piano superiore, un ambiente soffuso e piacevole, forse dovuto al fatto che essendo martedì, a parte me, altre tre persone, il cameriere e, soprattutto, il cuoco, non c’era nessuno. La cena fu molto soddisfacente, presi involtini di porchetta e per dolce il loro sticky toffee pudding. Assolutamente consigliato.
Tornai in stanza rotolando e crollai nel letto.

cemetery05.02.20
Volendo andare al Dean Village, mi lasciai guidare dal percorso consigliato dalla mia guida cartacea. Il giorno prima, su maps, avevo già impostato tutte le tappe, mi bastò quindi avviare la navigazione. Quando uscii dall’hotel mi accorsi che era una giornata grigia e piovosa. Lungo il tragitto mi fermai a prendere un caffè (“caffè”) da Starbucks e, poco dopo a fare colazione, con un porridge (e un altro caffè), da Cowan&Sons. L’ingresso per andare verso il Dean Village è caratteristico, mi sembrò di entrare in un altro regno. Affianco al percorso pedonale, il Water of Leith correva in senso opposto a quello di marcia. Camminando mi trovai di fronte le alte e imponenti colonne del Dean Bridge finché, proseguendo, mi trovai all’incrocio fra Miller Road, Hawthornbank Lane e Belford Road. Scattai qualche foto e mi arrampicai su Belford Road raggiungendo così Dean Bridge. Scesi nuovamente e, seppur non sappia nulla di arte, feci un giro nelle gallerie d’arte moderna, one e two. Con la prima riuscii a divertirmi scattando qualche foto.
The HuxleyProseguii il mio percorso verso Dean Cemetery. Sia in Irlanda che in Scozia i cimiteri hanno un fascino particolare. Dopo la mia visita tornai sul Dean Bridge ma non lo ripercorsi, proseguii invece verso Queensferry Street. Arrivai in cima trovandomi una visuale del castello.
Mi fermai a pranzare da The Huxley con un enorme hamburger e patatine. Se vi capita, è un locale piacevole.
Purtroppo, finito il pranzo, cause di forza maggiore mi costrinsero a chiudere la mia giornata sul letto dell’albergo.

edimburgo06.02.20
Ultimo giorno (sfruttabile) del mio viaggio a Edimburgo. Dopo una leggera colazione (in vista di una più sostanziosa che mi avrebbe fatto da pranzo e cena), decisi che Camera Obscura & World of Illusion sarebbe stata la mia prima meta. Vi consiglio di andarci, è un’esperienza interessante e divertente. Ogni mezz’ora, al sesto piano, fanno uno spettacolo dal quale potrete vedere gran parte della città, di cui vi daranno una breve descrizione. Fu divertente, anche se un po’ inquietante, “mettere” le persone su un foglio di carta e sollevarle dal terreno. Per capire, dovete andarci.
Un’oretta e mezza più tardi uscii e decisi che era il momento della seconda colazione. Dopo un buco nell’acqua da Clarinda’s Tea house, che aveva chiuso la colazione alle 11.00, edimburgoarrivai da Loudons, un ambiente moderno rispetto ai pub e nel quale il cameriere mi chiese un sacco di cose che non capii, ma considerate che il mio inglese (nonostante i complimenti della comunità irlandese) è poco profondo e poco allenato. Se solo potessi mettere i sottotitoli alle persone (anche in inglese), sarebbe più semplice. Comunque la colazione fu piacevole e abbondante. Seconda (o terza, se consideriamo la colazione) tappa del giorno: Mary King’s Close. Qui potrete vedere come vivevano un tempo e come fu la vita durante la peste. Farete un curioso e misterioso tour nei sotterranei di Edimburgo.
Dopo una breve sosta in hotel, era ora di un caffè. Quale posto migliore dell’Elephant House, per un appassionato di Harry Potter. In questo bar, la Rowling scrisse il suo romanzo.
Finito il caffè girai per diversi negozi per cercare i vari regalini e infine tornai in hotel. Feci una doccia e cominciai ad incastrare tutto in valigia per essere pronta per la partenza del giorno dopo.

07.02.20
Ultimo giorno a Edimburgo, utile solo a tornare in aeroporto.
Sveglia alle 5.00 per essere pronta a fare il check-out alle 6.00 pagando le colazioni, non incluse, nel mio caso, nel pacchetto camera.
Preparai 1.70 sterline per pagare il bus (avevo letto il prezzo su un forum) che mi portasse in Princess Street, scoprendo tuttavia che il costo era nuovamente aumentato a 1.80. Inserii 20 penny e il bus partii. In Princess Street scesi e andai a prendere sul Waverly Bridge, l’Airlink 100. Misi la valigia nell’angolo predisposto e salii al secondo piano, rilassandomi fino all’arrivo in aeroporto.
Imbarcai la valigia e salii ai controlli dove, come in Italia, fecero un controllo alla mia borsa. Evidentemente trovavano problemi nel Power Bank del cellulare.
Passati quelli andai al gate dove non piacqui nemmeno al cane antidroga. Mi chiesero se avessi molti soldi, la ragione del viaggio e se fossi stata in Olanda. In tutta tranquillità risposi, dopotutto, in tutta la mia vita, non avevo mai nemmeno provato un tiro di sigaretta, figuriamoci altro. Senza altri controlli mi lasciarono proseguire e finalmente potei salire sull’aereo.
Con circa un’ora di ritardo, arrivai finalmente a Bergamo. All’uscita, a tutti i passeggeri, fecero il controllo della temperatura, causa coronavirus.
Finalmente riabbracciai i miei genitori e feci ritorno nel piccolo paesino dell’entroterra genovese.

Vi lascio qualche altra foto della splendida cittadina di Edimburgo. Alla prossima avventura.