Bosa: gita nel nord-ovest della Sardegna

Era da tanto tempo che volevamo fare un giro a Bosa e finalmente il 15 settembre abbiamo preso la macchina e siamo partiti alla volta di questo paesino. Da dove abito io, in macchina, ci vogliono circa due ore per arrivarci.

Simo avendoci passato buona parte dell’infanzia, mi ha sempre parlato di questo borgo molto carino, caratteristico e che si affaccia sul mare.

Quella domenica, ci siamo dati appuntamento alle 8.00. Con noi è venuta anche Rita, la mamma di Simo, che giustamente ha colto l’occasione per riabbracciare sua sorella che vive a Bosa.
Il viaggio è stato molto tranquillo e stranamente meno stancante di quel che ci aspettavamo.

Lungo la strada si incontrano diverse arie di servizio ma vi do un consiglio: se proprio non ne avete la necessità non fermatevi, è solo una perdita di tempo, incontrerete quasi sicuramente dei bus turistici (soprattutto se è fine settimana) stracolmi di gente che vuole mangiare o rinfrescarsi e prima di arrivare al bar o al bagno vi toccherà fare una fila immane.

Entrati nel territorio dell’oristanese, i colori della vegetazione hanno iniziato a cambiare, le strade si sono allargate e abbiamo incontrato diversi cartelli stradali che giù da noi non si trovano.

Arrivati a Bosa, abbiamo subito incontrato Livia, la sorella di Rita, e siamo andati a bere un caffè in un baretto carino carino un po’ fuori il centro storico. Raccontate le ultime novità, siamo partiti alla volta del centro di Bosa. bosaLa prima tappa che abbiamo raggiunto è stata la Chiesa del Carmine, nella quale Rita e Livia sono cresciute essendo stato loro zio un prete. Questa santuario in stile barocco, non risulta essere tanto grande di dimensioni ma luminosa e particolare.
Successivamente ci siamo diretti verso le viuzze del centro, adornate di festoni e bandierine.
Qui e lì, sono presenti ristoranti, pizzerie, gelaterie e tutto quello che un turista affamato può chiedere. Ovviamente anche i negozi di souvenir non mancano, tant’è che anch’io ho acquistato delle calamite da portare a mia mamma. Arrivata l’ora di pranzo, io Simo e Rita siamo andati a mangiare i nostri panini a Bosa Marina, sotto una strada alberata di parcheggi. bosaFinito il pranzo, siamo partiti alla volta della collinetta dov’è situato il Castello di Bosa, non ci siamo entrati purtroppo perché non avevamo il tempo necessario ma almeno siamo riusciti a fare qualche foto carina del paese dall’alto.
Dopo aver rincontrato Livia, siamo andati a prendere un caffè in un bar che si affaccia sulle vecchie rotaie del treno del posto. Dopo questo breve pitstop, abbiamo deciso di fare una passeggiata al porto, fino ad arrivare all’Isola Rossa dove è presente la Torre di Bosa Marina, costruita dagli aragonesi per difendere la costa. E’ un’imponente costruzione e simbolo del paese, nel quale all’interno è presente un museo. bosaMentre stavamo facendo la passeggiata, sulla striscia di cemento che ora unisce Bosa Marina alla Torre, è arrivata Erika, la cugina di Simo che non vedevamo ormai da parecchi anni. Tra un abbraccio e una chiacchiera, abbiamo terminato la nostra visita a Bosa Marina e ci siamo spostati in una caffetteria di fronte al porto. Abbiamo passato qui l’ultima ora prima di salutarci e iniziare il nostro viaggio verso casa.

Che dire di Bosa? Da vedere. Per come la vedo io, un giorno pieno basta per vederla tutta e con calma. Sicuramente la prossima volta andremo alla volta del Castello che secondo me, è un must. Per il resto, è anche un ottimo punto d’appoggio per spostarsi nel resto del nord e del centro dell’isola. Alla prossima Bosa!

Mi auguro che questo mio racconto vi sia stato utile almeno un pò! Buon viaggio e buona luce!

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